The Tudors - The First Italian Forum

Un amore ritrovato, Una fiction Tudor
view post Posted on 16/6/2009, 20:01
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WARNING: scene e linguaggio di questo 'capitolo' possono essere un po' forti.. Gli utenti minorenni e/o sensibili se ne tengano alla larga.
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Gennaio 1536 – Family ties.


“Maestà, una lettera per voi..” Disse il valletto. Enrico, già innervosito per conto suo, gli rivolse uno sguardo torvo ed un grugnito sommesso. Velocemente prese la missiva dal vassoio in argento, quasi stesse sradicando una pianta e poi, con modi spicci, la aprì.
“Cosa diavolo vuole, ancora..” Cominciò a lamentarsi, riconoscendo il sigillo.
La sua espressione nel breve volgere di pochi minuti passò da esasperata ad arrendevole, a stupita, ad incredula, a contrariata, infine a furente.
“Dannazione!!” Gridò pestando un pugno sulla enorme scrivania di legno chiaro, ed alzandosi di getto. La pesante sedia si inclinò per qualche istante all’indietro e poi cadde, con un fracasso enorme. Il valletto, che pure era a due passi, vedendo l’ira del Sovrano non azzardò nemmeno un passo e la lasciò dove era. “Chiamatemi Cromwell!! Subito, perdio!” Gridò come un ossesso, cominciando a misurare la stanza a grandi passi e rileggendo la lettera come se nel frattempo il messaggio che recava avrebbe potuto essere diverso o in qualche modo migliore.


“Mi avete fatto chiamare, Maestà?” Chiese Grace, entrando nella stanza di Caterina. L’ex Sovrana, seduta al tavolo, sembrava stesse scrivendo, o comunque fosse assai indaffarata. Appena sentì la voce della figlia, sorrise ed alzò lo sguardo su di lei.
“Sì, vieni, vieni Grace.” La esortò con un cenno della mano ed un sorriso. Mentre Grace entrava nella stanza, lei si alzò ed andò a sedersi sulla poltrona davanti al camino. “Vieni, cara, siediti qui, accanto a me..” Le disse, dolcemente. La dama la guardò stupita da quella richiesta, ma per non contrariarla si avvicinò e si sedette, dando le spalle al camino e standole di fronte. “Come ti senti oggi?” Le chiese ancora con un tono dolce e protettivo.
“Mia signora, va tutto bene?” Si permise di obiettare Grace. Non solo il suo tono di voce, ma anche i suoi modi da qualche giorno a quella parte erano molto, molto strani.
Da che erano arrivate a Kimbolton, entrambe allo stremo delle forze e Grace per di più con la febbre, Caterina ogni giorno era andata a trovarla nella sua stanza. Inizialmente stava con lei qualche ora, passandole il panno di acqua fresca sulla fronte, leggendole qualcosa e tenendole compagnia. Ogni volta che Grace le diceva che non era necessario, tantomeno conveniente che si occupasse di una serva, Caterina rispondeva invariabilmente.
Tu non sei una serva, mia cara.” Dopo di che le accarezzava il viso e le sorrideva.
Mano a mano che i giorni passavano tuttavia, la sua febbre non scendeva, e le ferite nella schiena tardavano a rimarginare. Fu allora che la preoccupazione dell’ex Regina divenne qualcosa di diverso, che il suo coinvolgimento con Grace divenne più intenso. Caterina non si limitò più a tenerle compagnia per tre ore al giorno, ma l’aiutò a mangiare, a volte a cambiarsi, ed era sempre lì quando il medico le esaminava le cicatrici che tardavano a chiudersi, provocandole dolore. Soprattutto, Caterina si fermava lì la notte, a volte per qualche ora, a volte per l’intero arco notturno. Era chiaro che non stava lì per passare il tempo, o perché non sapeva che altro fare. Nei suoi occhi, Grace poté progressivamente vedere un coinvolgimento ed una preoccupazione sempre più forti. Quando si chiedeva i motivi di quel comportamento, che ormai in casa conoscevano tutti, non riusciva a darsi una risposta. Certo, percepiva e toccava con mano l’enorme tenerezza della Principessa, ma non se la sapeva spiegare. Di più, temeva di darle il nome sbagliato. Con il passare dei giorni si era infatti progressivamente abbandonata a quella dolcezza, scoprendo che la faceva stare bene, che si sentiva protetta ed amata, oltre che sicura per la prima volta dopo molti mesi. Ora che stava bene e si era ripresa quasi del tutto, scoprì la paura che quella vicinanza sparisse e ritornasse ad essere il rapporto poco meno che formale che era stato fino a dieci giorni prima. Non voleva. Non poteva più rinunciare a quell’affetto, e quando l’ex Sovrana la mandò a chiamare temette la rimettesse in un angolo.
“Come ti senti oggi, tesoro?” Chiese Caterina, toccando il polso della figlia ed ignorando la sua domanda. “So che dai ieri notte non hai più febbre..” Grace annuì in silenzio, mentre le sue guance si coloravano di timidezza. La Principessa Dowager la fissò con tenerezza estrema. “Oggi puoi riprendere, se ti va. Ma non voglio ti affatichi, intesi?” Si raccomandò con una certa fermezza.
In quei giorni aveva davvero avuto paura per lei. La febbre non l’aveva mai lasciata, per più di una settimana, e quelle ferite avevano impiegato molto più tempo per chiudersi e guarire. I primi giorni, ogni volta che andava da lei, la trovava addormentata e sfinita e la sua preoccupazione invece che diminuire, era ogni giorno aumentata un po’ di più. Ogni volta che il medico le controllava le ferite, Grace non si lamentava ma era evidente quanto soffrisse.
Quelle schegge, pensava Caterina, mi sarebbero arrivate addosso se lei non mi avesse fatto scudo. Cominciò così a sentirsi legata in modo diverso a Grace. Non era solo sua figlia a parole, non era solo la sua dama che le teneva compagnia da poco più di un anno, non era solo una persona carina e deliziosa cui volere bene. Grace le aveva salvato la vita. Aveva preso quella maledetta pioggia, e l’aveva presa di peso e trascinata nella neve per non meno di 5 km. La riconoscenza che Caterina sentiva per lei era infinita, ed il bene che le voleva talmente tangibile che non si era minimamente curata dei pettegolezzi e di apparire strana per aver scelto di dormire nella camera della sua dama ogni notte.
In quei giorni pian piano Caterina era giunta ad una consapevolezza granitica: Grace era la sua vita, era diventata il motivo per stare in quella casa praticamente isolata e per obbedire senza fiatare agli oltraggi di Enrico. Era diventata il suo mondo ed il suo sollievo.
“Va bene, mia signora.” Obbedì con un sorriso. “Prometto che non mi stancherò, ma per favore, permettetemi di servirvi e di avere cura di voi oggi. Non voglio passare la giornata a ciondolare da una stanza all’altra in attesa di avere qualcosa da fare.” Caterina la guardò stupita per quella richiesta. “Per favore, permettetemi di sdebitarmi con voi. Siete stata così gentile con me, che non posso fare altrimenti.”
“Grace, la mia non è gentilezza.” Obiettò la Principessa.
“Lo so, mia signora.” Ribatté la giovane, interrompendola. “Gentilezza è fin troppo poco per spiegare ciò che siete e quello che la vostra presenza ha significato per me.. Voi avete avuto con me il cuore immenso di una sovrana e l’animo tenero e generoso di una madre. E questo non lo dimenticherò mai..” Confessò, dopo aver preso lungo respiro e sperando che quelle parole non offendessero la sua signora.


“Maestà, vi giuro, io non ne sapevo nulla!” Esclamò Cromwell, ad un tratto spazientito. La conversazione tra lui ed Enrico andava avanti da quasi un’ora e il povero segretario non ne poteva più.
“Voi mi avete comunicato un incidente, Mastro Cromwell. Un incidente all’ex Sovrana di questo Paese, Mastro Cromwell. Un incidente, per così dire, che è costato la vita di due donne, dieci uomini di guarnigione, due cocchieri, ed otto mercenari di cui ancora non siete riuscito a capire e sapere la provenienza, Mastro Cromwell. Una damigella della Principessa ha rischiato di crepare, per le ferite riportate nell’incidente.” Ricominciò Enrico, furente. “Ditemi un po’, se Caterina dovesse scrivere a suo nipote, avete la più vaga idea di cosa potrebbe succederci?” Disse lasciando cadere la lettera ed avvicinandosi al Segretario. “Allora, perdio, trovatemi quei cani che hanno compiuto questa strage, o vi giuro su Dio che vi faccio finire alla Torre, e sarò io stesso a squartarvi vivo!! E’ CHIARO?!?!” Proruppe, ormai completamente fuori da ogni grazia divina, con le mani quasi sul collo del povero Cromwell, che lo fissava terrorizzato.

“Quanto mi è mancata l’aria fresca.” Mormorò Grace, alzando il viso e sentendo sulle guance e sulla fronte il freddo leggero dei fiocchi di neve. “Una settimana di riposo può quasi essere una tortura se non puoi uscire all’aria aperta..” Caterina la guardò e sorrise.
Approfittando della giornata soleggiata, nonostante il freddo pungente, erano uscite per una passeggiata e fin da subito Grace sembrava aver ripreso colore e una nota gioiosa nella voce.
“Sì, è vero, Grace..” annuì, raggiungendola ed accarezzandole una spalla. La dama si voltò verso di lei e le sorrise, imbarazzata. Non si era ancora abituata alla tenerezza che spesso Caterina le mostrava, anche di fronte a tutti.
“Mi ha scritto Kate.. E’ arrivata stamattina..” Annunciò Grace, con un sorriso, riferendosi alla lettera.
“Ah sì?, e che dice?” Chiese Caterina, andandosi a sedere su un muretto, poco distante.
“E’ felice e contenta nella sua nuova casa..” Rispose lei tirando fuori la missiva e leggendo qualche passo. “Thomas sembra essere un marito meraviglioso e a breve allargheranno la famiglia..”
Caterina annuì contenta e poi inarcò le sopracciglia, a sentire parlare già di bambini in arrivo.
“Ah, ma quindi..” Disse, immaginando fra le righe che la gravidanza fosse già iniziata prima delle nozze.
“A quanto pare..” Rispose Grace con un sorriso partecipe. Caterina annuì ancora, ma non disse nulla. Fino a poco tempo prima si sarebbe espressa in termini ben poco lusinghieri nei confronti di una donna che ‘avesse aperto le gambe prima del matrimonio’, ma per Kate non lo fece. La conosceva, la stimava e le voleva bene, e non si sarebbe mai permessa un giudizio così netto ed oltraggioso.
“Dice che tutti noi le manchiamo tanto e ci pensa e prega per noi.” Riprese Grace, con gli occhi sulla lettera, poi li alzò e guardò la sua signora. “E dice anche che voi e la vostra severa e materna sollecitudine le mancate moltissimo..” Caterina la guardò leggermente stupita. Sapeva, sperava, di essere almeno benvoluta. Ma che potesse mancare a qualcuno, bé, questo non se l’aspettava di certo. Grace allora le si avvicinò, porgendole la lettera e lasciando che la leggesse e si rendesse conto di quanto c’era scritto.


“Padre, che significa questa lettera?”
Enrico guardò appena la figlia e la missiva che aveva in mano. Poi, dato che lei insisteva nel tenerla in alto, quasi fosse un bollettino di guerra, la prese e la lesse, con attenzione.
Favoloso!’ Si disse. ‘Caterina non ha risparmiato nemmeno nostra figlia, ed ha raccontato anche a lei quanto le è accaduto. E nei minimi dettagli, per giunta!
“Allora?” Lo incalzò Maria. Il Re ebbe il buon gusto di abbassare gli occhi e di mostrarsi almeno addolorato.
“Ascolta, tesoro..” Cominciò non sapendo come porre la questione. Nella lettera Caterina faceva capire che il suo incidente non era affatto tale e che diverse persone, fuori dalla corte ma soprattutto all’interno di essa, si sarebbero ben giovate della sua morte. “Tua madre è ancora sconvolta per l’incidente..” Tentò di giustificare. Maria lo guardò come se fosse fuori di senno. Dopo i molti convincimenti che lui aveva operato nei suoi confronti, spingendola a raccontare cosa aveva visto a Buckden, e mostrandosi assai preoccupato per il vai e vieni ‘politico’ che il palazzo accoglieva, l’affermazione di lui le suonava come un’eresia.
Ma come?’ Si disse la giovane lady. ‘Mi ha convinto a vuotare il sacco, dicendo che era molto preoccupato per mia madre?, ed ora..
“A me sembra una lettera molto lucida, Padre. E con delle accuse e delle rimostranze ben specifiche.” Obiettò lei. Enrico alzò il braccio e la mano, come per scacciare un insetto fastidioso.
“Non puoi sapere nulla tu..” Ribatté, come se non fosse per nulla interessato alla sua opinione. Maria rimase di sasso. Fino a poco tempo prima tutto quello che lei sapeva ed aveva visto a Buckden era fondamentale, per la stessa ammissione di lui, ed ora invece era poco più che un fastidioso accessorio..
Pian piano nella mente della giovane si fece strada un pensiero atroce, tanto doloroso per lei stessa, quanto oltraggioso per il padre. La sua mente cercò disperatamente di ragionare e ricordò che ogni volta che il padre affrontava la ‘questione aragonese’, come la chiamava lui in modo dispregiativo, c’era sempre un membro di casa Bolena, oppure Cromwell. Possibile che.. si chiese Maria. La sensazione orrenda di essere stata usata la assalì come un conato di vomito e una sensazione fortissima di nausea. Senza attendere la risposta di suo padre e senza degnarlo più della minima attenzione, andò via, sconvolta.


“E il giovane William?”
A quella domanda Grace tossì più volte, diventando bordeaux.
“Che intendete?” Chiese guardando di sottecchi Caterina, mentre l’aria della mattinata si faceva più pungente e la costrinse a stringersi nel suo mantello pesante.
“Intendo, si è fatto sentire?” Chiese Caterina, esplicitamente, avvicinandosi alla figlia e toccandole la fronte con il palmo della mano, per sicurezza. Ci sarebbe mancata solo una ricaduta. Per fortuna, la fronte era fresca; a breve però sarebbero rientrate. Non era il caso di restare lì.
“Ehm, sì..” Biascicò la giovane, lanciandole ancora un’occhiata di straforo. “Sì, si è fatto sentire..” Caterina si sedette accanto a lei, e prima che potesse chiedere notizie, Grace aprì la bocca. “Mi ha chiesto di sposarlo.. A breve, forse entro l’anno stesso.”
La Principessa Dowager sentì mancare l’aria. Portò una mano alla gola, come per liberare il collo, ma esso era già libero. Lentamente si girò verso sua figlia e, cercando di mantenere un’apparente calma, le chiese.
“Perché così in fretta? Che motivo c’è?” Grace sentì subito che la voce della sua adorata signora non era la solita. Stavolta c’era qualcosa di diverso. Era una cosa infinitesimale, un picco quasi impercettibile, ma lei li aveva colti. Se davvero avesse potuto dirle quello che desiderava davvero. Cercò di mantenere la propria compostezza, nonostante l’enorme confusione che provava.
“Io sono sola, mia dolce ed amata signora..” Rispose sorridendo e voltandosi verso di lei. “Non ho più nessuno, signora. Chi si prenderà cura di me?”
Amore, mio, io mi prenderò cura di te! Non sei sola. Ci sono io con te, vita mia!’ Esclamò prontamente Caterina nella sua mente, fissando per alcuni momenti Grace.
“Certo, capisco.. E’ giusto così, Grace.” Rispose invece a voce. Gli occhi di Grace, ancora su di lei, si spensero in un secondo e lei perse il suo sorriso, voltandosi poi per guardare davanti a sé. Caterina poté sentire il cuore fermarsi. Perché diavolo non le era permesso fare ciò che voleva? Perché non poteva essere come tutte le madri normali?
“Forse è meglio rientrare..” Mormorò Grace. Caterina poté sentire a malapena quello che disse, tanto era basso il volume della sua voce. “Fa freddo qui.”

Figlia mia, ho bisogno che tu mi dica tutto quanto è successo a Buckden, tutto quanto sai di quella Grace, delle persone che servono tua madre e di coloro che girano intorno a quel palazzo. Ho paura che Caterina sia in pericolo, tesoro mio.. il tuo aiuto mi è, in questo senso, indispensabile..
Le parole di Enrico le risuonavano nella testa come una cantilena suadente e convincente. Maria si tappò le orecchie, disperata, ma non c’era verso. Più cercava di non pensarci e di dimenticarle, meno riusciva nel suo intento. Da quando aveva parlato con suo padre, si era rifugiata nella propria stanza, quindi in giardino, infine in Chiesa, nel tentativo, vano per il momento, di trovare un minimo di tranquillità. Dalla Chiesa era poi salita su, fino ai camminamenti sul tetto. Le guardi che vi facevano la ronda la guardarono sorpresi e in un certo modo spaventati. Quello non era certamente il posto più adatto per lei e sarebbe stato bene fosse scesa alla svelta.
“Signora, non è il caso che stiate qui..” La affrontò, dopo un veloce conciliabolo con i suoi sottoposti, il responsabile per quelle ore. “Scendete subito, signora..” Si impose, pensando di condurla in quel modo alla ragione. Maria lo guardò con occhi assenti e confusi e annuì in silenzio. Per alcuni istanti lo fronteggiò come se intenzioni ed azioni fossero due cose distinte per lei, poi ancora in silenzio, si voltò dandogli le spalle e si avviò pian piano per la strada che conduceva alle scale che l’avrebbero riportata dentro il palazzo.
Ho bisogno che tu mi dica tutto quanto è successo a Buckden.’ La voce di Enrico prese di nuovo a ronzarle in mente, a volume sempre più alto. ‘Ho paura che Caterina sia in pericolo.
“Io ho agito per il bene!!” Disse a se stessa, come se stesse convincendosi che quanto aveva fatto era giusto, almeno nel merito.
“Signora, avere detto qualcosa?” Chiese la guardia che le era vicina in quel momento. Maria non lo degnò di un solo sguardo e lui si convinse che la giovane non stesse parlando con lui.
Il tuo aiuto mi è indispensabile..’ Ripeté la voce del padre nella sua testa. Maria cominciò allora a sentirsi in colpa nei confronti della madre. Non era stato Enrico a fare tutto. Era stata lei. Lei e la sua sciocca testa, che non le aveva fatto valutare il peso dei suoi passi e delle sue parole. Aveva vuotato il sacco in pochi istanti, raccontando tutto per filo e per segno. E la madre aveva rischiato la sua vita. Se non fosse stato per Grace e per un miracolo di Dio, sarebbe morta. Sua madre! L’essere che lei adorava più di tutti. ‘Il tuo aiuto è indispensabile..’ La nebbia delle lacrime cominciò ad oscurarle allora gli occhi e la povera principessa mancata prese a piangere senza ritegno. ‘Indispensabile.. indispensabile.. indispensabile.’ Ripeté la sua mente, facendole perdere la ragione.
Improvvisamente i suoi occhi si aprirono al cielo del primissimo pomeriggio. Il cielo terso e chiaro di una fredda giornata di Gennaio. Maria alzò il capo, vide qualche piccola nuvola che giocava con il sole e sorrise. Poi riabbassò la testa e nella mente ancora le parole del padre. Era solo colpa sua quello che era accaduto alla madre. Era stata lei a servire la vita della madre agli aguzzini che l’avevano quasi uccisa. Si sentiva schiacciata dalla colpa. Senza nemmeno accorgersi cominciò a camminare, e prima ancora che le guardie la notassero, la camminata divenne corsa sfrenata. Si infilò senza problemi nello spazio tra una merlatura e l’altra, e senza una parola, si lasciò cadere giù, nel solo punto dell’enorme camminamento difensivo dove non esisteva terrazzamento sottostante.

imageA SI BIRI IN BON'ORA E IN SALUDI, MAURAimage


"I know what you are trying to do, but do not think to take the King away from me. Let him play with you. Let him give you gifts. But he cannot give you his true heart... for *I* have that in my keeping"(Kathrine of Aragon-1x06)
"You speak to me of chastity. Have you not a mistress and two children, Your Eminence?"(Kathrine of Aragon-1x08)
"You're tearing her from me as if you tearing her from my womb!! YOU ARE MY ENEMY! Get out of my sight!!"(Kathrine of Aragon-1x05)
"I take God as my judge, I was a true maid without touch of man. And whether or not it be true, I put it to your conscience."(Kathrine of Aragon-1x08)
"You're expensive, ah? Puta de lujo"(Kathrine of Aragon-1x06)

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imageThe Woman, The Queen, The Fighter, The Mother


"Back off, Pratt, or I'll check your rectal tone with my crutch" (Kerry Weaver-One For The Road-11x01)
"And we know what you did, too. So while we're being truthful, let me say I'm not the one with blood on my hands. If you were a more thorough doctor, you wouldn't have needed me there in the first place."(Kerry Weaver-A river in Egypt-8x12)
"In a perfect world, Malucci, I wouldn't subject patients to your care. If you knew your ass from your elbow, or even gave a damn, this man might still be alive! Ice that back, Carter!!!!"(Kerry Weaver-The longer you stay-8x02)
"Don't even start with me, Dr. Malucci. I'm only cutting you this much slack because you're new here. And you, Carter? You should know better. You are emergency residents, not paramedics. Is that understood?"(Kerry Weaver-Last rites-6x02)
"Rise and shine, Doctor Malucci, patients are waiting! If I don't see you standing over a sick patient acting compassionate and engaged in the next thirty seconds, you'll spend the next year dealing with nothing but disimpactions and yeast infections!"(Kerry Weaver-Such sweet sorrow-6x21)

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Grazie a Carol per la magnifica Firma
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view post Posted on 18/6/2009, 11:14
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Gennaio 1536 – Downfall

Cromwell in persona si era recato a Kimbolton per dare la notizia della morte di Maria. L’urlo che Caterina aveva lanciato si era sentito in tutta la casa ed aveva trafitto il cuore di Grace. Subito lady Willoughby era accorsa in suo aiuto, e c’erano volute tre persone per trasportare a braccia la Principessa Dowager, del tutto inerme, nella sua stanza. Solo dopo quasi venti minuti, e con una dose generosa di sali, Caterina si era ripresa, ma era del tutto assente.
La sua bambina non c’era più. Il suo cuore si era spezzato nel momento in cui lei riceveva quella tremenda notizia e non ci sarebbe stato più nulla di veramente sensato nella sua vita. Il terribile soggiorno a Kimbolton, il suo desiderio di tornare con Enrico e a Londra, dove le spettava di diritto, il suo continuo cercare contatti con il nipote Carlo, perfino Grace e l’improvvisa proposta ricevuta, erano puntini lontani ed insignificanti per lei. Cose senza senso e senza alcuna concretezza, ora che sua figlia non c’era più. Faceva male perfino pensarlo, figuriamoci ammettere che potesse essere vero.

“Maria!!! Maria!!!” Enrico si era letteralmente precipitato fuori dal suo studio, gridando come un ossesso.
Per ironia della sorte, un’ironia crudele, il punto da cui si era lanciata sua figlia veniva a coincidere con le finestre del suo studio. I suoi occhi avevan a malapena fatto in tempo a mettere a fuoco quella figura che era precipitata a terra sotto i suoi occhi, aveva riconosciuto l’abito della sua creatura, e poi si era lanciato fuori dall’ampio salone, mollando la riunione e tutti i suoi consiglieri.
Il corpo di Maria era disteso a terra, in una posizione innaturale e comica, ed una chiazza di sangue sembrava coronarle il capo. Il sovrano la prese immediatamente fra le braccia, ma con orrore si rese conto che la figlia era molle come un fantoccio di stoffa. Tutte le sue ossa erano praticamente esplose nell’impatto a terra, riducendosi in polvere. Invece che essere orripilato da quella cosa, la strinse ancora di più a sé, cominciando a cullarla come fosse una bambina.
“Che cosa hai fatto, tesoro mio.” Prese a ripetere, piangendo senza ritegno, mentre i suoi consiglieri, la moglie e diverse guardie di Whitehall gli si facevano intorno.


“Sono tre giorni con oggi che non esce di lì, lady Willoughby..” Si permise di far notare Grace. “Non ha mangiato, non si è cambiata d’abito, e scommetto che è sempre nella stessa posizione.”
La nobildonna guardò la giovane dama e sospirò. Aveva certamente ragione, ma che si poteva fare? Per due giorni Caterina aveva cacciato dalla sua stanza chi solo aveva osato tentare di aprire la porta, impedendo di fatto di essere aiutata e nutrita.
“Voi avete ragione, Miss Lowell, ma..” Obiettò. Grace la guardò stralunata.
“Lady Willoughby, vi prego, non arrendetevi anche voi!” La esortò con decisione. “Non possiamo certo permettere che rimanga lì in eterno. Spetta a noi riportarla almeno alle cose di tutti i giorni. Il suo dolore non passerà stando in quella stanza chiusa e buia. E’ solo una pia illusione..” La nobildonna annuì, ma non sembrava essere convinta. Dio sapeva quanto Caterina potesse essere aggressiva se messa alle strette.
“Io vado..” Disse all’improvviso Grace, preparando un catino di acqua, dei teli puliti e del sapone. “Che potrà mai fare? Picchiarmi forse?”

“Mastro Cromwell, io voglio sapere come ha fatto mia figlia ad arrivare fin lassù senza che nessuno l’abbia vista o l’abbia fermata. E voglio anche sapere cosa l’ha spinta ad una cosa tanto tragica ed assurda.” Enrico quasi non riconobbe la propria voce. Era calmo e quasi sereno, come poche volte in vita sua. L’idea di essere stato, involontariamente, uno dei motivi che aveva scatenato lo choc ed il conseguente gesto folle di Maria, non lo sfiorava nemmeno. “Voglio sapere se qualcuno ha parlato con lei, cosa le ha detto e cosa Maria ha detto. Pretendo che siano ricostruite le ultime ore di mia figlia, nei minimi particolari, caro Cromwell. Non si celebrerà alcun funerale prima che non venga fatta piena luce su ciò che è accaduto. Voglio vedere se sarà necessario far saltare qualche testa, prima di dare alla mia bambina il riposo che merita.” Disse ancora, stavolta meno impassibile. “E prima che io possa affrontare Caterina.”

Grace posò la mano della Principessa, dopo averla lavata ed asciugata. Ora sarebbe venuto il difficile: lavarle il viso e far sì che si cambiasse d’abito. Per prendere tempo, la giovane dama si alzò, andò alle finestre e aprì a metà le pesanti tende, in modo che la sua signora si abituasse alla luce. Poi tornò accanto a lei, e provò a sorriderle, cercando di incontrare i suoi occhi, del tutto assenti. Da che era entrata, Caterina non aveva avuto alcuna reazione, né motoria, né vocale. Sembrava un pupazzo.
Se questo da un lato incoraggiava Grace dall’altro la spaventava. Caterina poteva avere da un momento all’altro una reazione fulminea, incontrollata, e Dio solo sapeva di che tipo, per cui la situazione era perennemente potenzialmente esplosiva.
“Ora insapono bene il telo, e poi vi lavo il viso, mia dolce signora.” Mormorò la giovane, tenendo un volume basso. Dalla Principessa ancora nessun segno di vita. “Ecco qui.. l’acqua è tiepida e vi fa bene..” Prese a dirle dolcemente, voltandosi verso di lei, che era ancora seduta ai piedi del letto, esattamente dove si era rifugiata due giorni prima. “Dopo il collo, laviamo il viso, Maestà.” Le disse, sempre più dolcemente, accarezzandole di tanto in tanto il viso, o la spalla, o il braccio. “Non dovete temere Maestà. Qui tutti desideriamo solo prenderci cura di voi, e provare a farvi stare meglio. Io un po’ posso capirvi. E’ un dolore enorme quello che provate. Non vi permette nemmeno di respirare o di pensare. Ma pian piano passa. Nel frattempo, vi prego, permettetemi di prendermi cura di voi e farvi stare bene.” La pregò ancora Grace, con una nota sempre più dolce e coinvolta nella voce. Le ultime sue parole però svegliarono Caterina, e la sua reazione non fu delle migliori.
“Cos’è che vuoi fare tu?” Soffiò, guardandola dritta negli occhi. Grace rimase gelata da quello sguardo, ma cercò ugualmente di sorridere.
“Vorrei starvi vicino, Maestà ed aiutarvi, per come posso..” Rispose, ingenuamente.
“Ah sì?, e dimmi come potresti aiutarmi, tu?” Chiese sprezzante Caterina, allontanando bruscamente la mano di Grace dal viso. “Dimmi, sei forse in grado di rendermi la mia creatura? Sei forse in grado di ridarmi il mio tesoro, e l’unica persona che per me ora conti più della mia vita?” Chiese in rapida successione, alzando leggermente il volume della voce. La povera Grace riuscì solo a scuotere leggermente la testa. “Hai una vaga idea delle condizioni in cui mi trovo? Non credo di aver più un cuore, perché è da tre giorni che non lo sento più battere.. la mia creatura non è più con me, non tornerà mai più da me, non potrò più abbracciarla, né tenerla con me o vederla crescere e tu mi parli di aiuto?” Continuò l’ex Sovrana, sempre più gelida. Se l’avesse schiaffeggiata, Grace non avrebbe sentito lo stesso dolore. Il tentativo che aveva fatto per farla stare bene, veniva non solo rimandato contro di lei, ma addirittura usato come arma per colpirla e colpevolizzarla. Completamente immersa nel proprio sconfinato dolore, Caterina non si rese nemmeno conto del dolore che stava provocando in lei. Ma ancora era nulla, perché le ultime parole della Principessa spezzarono letteralmente il cuore della giovane dama. “Sei forse in grado di far tornare in vita la mia unica creatura?” E Grace rispose ovviamente di no, a fior di labbra. “Allora non azzardarti a proporre alcun aiuto. Non sei nessuno, non un’amica, non una parente, né alcuno su cui fare il minimo affidamento!! Sparisci immediatamente dalla mia vista, e guai a te se osi ancora raccontarmi fandonie!!” Le gridò a volume ormai altissimo, lanciandole addosso il panno che aveva fino a quel momento usato per provare a darle sollievo.


“Sì, Sire.” Rispose il capitano delle guardie all’ennesima domanda di Enrico.
“Capitano Warhnom, le ultime parole di mia figlia sono state ‘Io ho agito per il bene!’?” Il capitano lo guardò con un misto di impazienza e di comprensione per la sua perdita, ed annuì.
“Sì, Maestà..” Rispose. “Uno dei miei uomini pensava che lady Maria parlasse non con lui, e quando le ha chiesto se avesse detto qualcosa, non ha ricevuto risposta. Alcuna risposta, Maestà.” Spiegò ancora, cercando di essere paziente. Enrico annuì, ma la sua testa prese a volare lontano.
Con il capitano, Cromwell, la tutrice ed il confessore della figlia avevano ricostruito i suoi ultimi giorni. Quello che era presto divenuto evidente era che Maria fosse sconvolta per l’incidente occorso a Caterina, che fosse in generale spaventata per alcune minacce ricevute, e nello specifico che la successiva vittima potesse essere lei infine, soprattutto, che lei non aveva mai parlato della cosa se non con il suo confessore ed Enrico stesso. Dopo la discussione con lei, Enrico ci arrivò in un attimo, lei non aveva visto nessuno. E quel gesto, disperato e senza senso, era successivo alla conversazione con lui. Era atroce anche solo pensarla una cosa del genere! Il suo senso di frustrazione si mescolò in pochi istanti al senso di colpa ed alla fortissima rabbia verso se stesso.
Dopo aver velocemente congedato tutti, si girò verso il tavolo e le sedie. Lo raggiunse a grandi passi e poi cominciò a scaraventarle a terra, una per una. Più le faceva volare, più la sua rabbia saliva, dandogli una sorta di incredibile energia euforica che lo faceva proseguire. Quando le sedie furono tutte a terra, fu la volta degli oggetti e suppellettili. Nulla rimase al suo posto o integro. Quando non ci fu più nulla da scaraventare a terra, crollò sul pavimento, in posizione fetale, cominciando a piangere ed a gridare, fino a che non rimase esausto e completamente senza voce.

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“Mia signora..”
Maria de Salinas posò il vassoio sul tavolo e poi avvicinò a Caterina il piatto con la frutta. La Principessa le sorrise appena e poi si guardò intorno.
“Dove è Grace? E’ da dieci giorni che non la vedo..” Chiese, sinceramente stupita.
“L’ho mandata per un po’ dai suoi zii, signora.” Rispose la nobildonna, dopo un attimo di smarrimento e di stupore. “Dopo quanto è successo, mi sembrava opportuno..” Spiegò, usando tutto il tatto di cui era provvista e cercando di non offendere o accusare Caterina.
“Dopo quanto è successo, certo..” Rispose distrattamente la ex Sovrana. “Ma perché, cosa è successo?”
L’amica sospirò e poi, dopo essersi seduta accanto a lei, con immensa pazienza le raccontò di come avesse aggredito Grace, non solo quando lei era andata a lavarla ed a cercare di tirarla fuori dal volontario e buio isolamento che aveva scelto da quando aveva saputo di Maria, ma in tutto quel giorno. Ogni volta che soltanto scorgeva la poverina, era tutto un festival di urla e di accuse, gridate a voce altissima, che avevano lasciato Grace talmente stravolta che a malapena riusciva a girare per la casa in tranquillità. Dato che sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, sostenere quella situazione, non solo per Caterina e Grace, ma per tutti coloro che abitavano lì, Maria s’era assunta la responsabilità di allontanare per un po’ la giovane dama, in modo da dare a Caterina il modo di elaborare il lutto e la nuova situazione, e riprendere una parvenza di normalità prima di riaverla di nuovo a Kimbolton, e a tutti di riprendersi da una situazione oggettivamente insostenibile.
Mentre lady Willoughby parlava, Caterina faticava a ricordare quanto era avvenuto. Non solo, non riusciva a capacitarsi di aver potuto fare una cosa del genere ad una persona che lei semplicemente adorava e della cui presenza non si sarebbe mai privata. Il dolore per la morte di Maria evidentemente doveva essere stato tale da averle annebbiato qualunque facoltà. Ancora oggi, a dire il vero, faticava a capacitarsi ed accettarla, anche perché ancora non aveva ricevuto alcuna risposta da Enrico sulle sue vere cause, però in qualche modo si era uniformata a quella che era la volontà di Dio, ed aveva cominciato se non ad accettare la cosa, almeno a conviverci.
In quel momento di silenzio però, il suo pensiero cominciò a focalizzarsi su Grace. Una delle sue figlie era morta, era vero, ed il dolore che provava era talmente costante che ci pensava ogni istante; tuttavia, una delle sue creature era ancora viva e a quanto pareva lei aveva fatto di tutto per allontanarla e trattarla in modo brutale. Lady Willoughby non le aveva ovviamente detto le parole che aveva usato contro Grace, ma le aveva fatto capire di essere stata tremenda con lei, e la cosa le dava il tormento.
“Quando tornerà?” Chiese soltanto, titubante e confusa.
“Stasera, signora.” Rispose la sua interlocutrice. “Ma se preferite, rimando di un’altra settimana..” Propose, percependo una nota tesa nella voce di Caterina e scambiandola per un eventuale fastidio di avere di nuovo Grace di fronte.
“No, vi prego, lady Willoughby.” Ribatté la Principessa Dowager, con una certa urgenza nella voce. “Ho bisogno di vedere mia figlia..”

Quella sera, un po’ in ritardo a causa di una tempesta di neve che si era scatenata gli ultimi dieci km di tragitto, Grace arrivò a Kimbolton.
Dagli zii si era trovata bene, nonostante tutto, ma era felicissima di essere tornata, benché un po’ spaventata al pensiero della prima reazione di Caterina al vederla. Per un attimo sperò che non fosse in casa, quanto magari in Chiesa, ma poi sentì la sua voce.
Non iniziamo bene..’ Pensò con un sorriso.
“Grace, venite. La Principessa vuole vedervi..” Annunciò Maria, pochi minuti dopo che la giovane si era tolta il pesante mantello di pelliccia e lana. Il tempo di sciacquarsi un po’ il viso e di sistemarsi bene che, lentamente e con un certo timore, seguì la governante fino alla stanza di Caterina. “Mia signora, Miss Lowell è qui..” La sentì dire. Dalla Principessa nessuna risposta, poi Grace entrò, facendo una profonda riverenza alla sua signora. Con la coda dell’occhio vide Maria de Salinas uscire e deglutì nervosa. La Principessa era proprio lì di fronte a lei, che la osservava e la scrutava attentamente.
“Come state, Miss Lowell?” Chiese, dopo qualche istante.
“Be.. bene, mia.. mia signora..” Rispose, titubante e tenendo gli occhi bassi. Per un attimo fu tentata di chiedere a sua volta come si sentisse, ma non ripeté l’errore di dieci giorni prima. Si morse le labbra, lanciandole un’altra occhiata e poi attese la seconda sua mossa.
Ti ho proprio spaventata, piccola mia..’ Pensò Caterina, guardando con tenerezza la figlia. ‘Sì, ti ho talmente spaventata che non mi guardi nemmeno..’ Fu allora che decise di prendere in mano la situazione. Raggiunse Grace e con due dita le sollevò delicatamente il viso, in modo che la guardasse negli occhi. Per un istante la figlia sostenne il suo sguardo, ma poi i suoi occhi si riabbassarono, e non ci fu modo di farglieli rialzare.
Caterina cominciò allora a percepire il disagio e tutto il suo senso di responsabilità per quella vicenda. Ovviamente non poteva scusarsi, e non lo avrebbe fatto di certo. Ma se c’era un modo per far capire a sua figlia che non doveva temerla, lo avrebbe usato. Grace era così importante per lei che non poteva più pensare di vivere senza di lei, foss’anche in quella situazione ibrida ed ambigua, di cui cominciava a sentire tutto il peso.
“E’ bello che voi siate di nuovo qui, Miss Lowell..” Le disse, in modo formale. Grace annuì in modo educato ma non sorrise. Anzi, si inumidì le labbra, cosa che faceva quando era molto tesa, ormai Caterina lo sapeva alla perfezione. Quel gesto la spaventò e la spinse ad osare. “Bentornata a casa, Grace.” Le disse un po’ più partecipe e sorridendole di cuore. Poi le accarezzò il viso e la abbracciò, anche se non strettamente. “Sono contenta che tu sia di nuovo qui con me, cara bambina..” Le mormorò nell’orecchio, tenendola leggermente stretta a sé e posando le labbra sui suoi capelli.

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"I know what you are trying to do, but do not think to take the King away from me. Let him play with you. Let him give you gifts. But he cannot give you his true heart... for *I* have that in my keeping"(Kathrine of Aragon-1x06)
"You speak to me of chastity. Have you not a mistress and two children, Your Eminence?"(Kathrine of Aragon-1x08)
"You're tearing her from me as if you tearing her from my womb!! YOU ARE MY ENEMY! Get out of my sight!!"(Kathrine of Aragon-1x05)
"I take God as my judge, I was a true maid without touch of man. And whether or not it be true, I put it to your conscience."(Kathrine of Aragon-1x08)
"You're expensive, ah? Puta de lujo"(Kathrine of Aragon-1x06)

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imageThe Woman, The Queen, The Fighter, The Mother


"Back off, Pratt, or I'll check your rectal tone with my crutch" (Kerry Weaver-One For The Road-11x01)
"And we know what you did, too. So while we're being truthful, let me say I'm not the one with blood on my hands. If you were a more thorough doctor, you wouldn't have needed me there in the first place."(Kerry Weaver-A river in Egypt-8x12)
"In a perfect world, Malucci, I wouldn't subject patients to your care. If you knew your ass from your elbow, or even gave a damn, this man might still be alive! Ice that back, Carter!!!!"(Kerry Weaver-The longer you stay-8x02)
"Don't even start with me, Dr. Malucci. I'm only cutting you this much slack because you're new here. And you, Carter? You should know better. You are emergency residents, not paramedics. Is that understood?"(Kerry Weaver-Last rites-6x02)
"Rise and shine, Doctor Malucci, patients are waiting! If I don't see you standing over a sick patient acting compassionate and engaged in the next thirty seconds, you'll spend the next year dealing with nothing but disimpactions and yeast infections!"(Kerry Weaver-Such sweet sorrow-6x21)

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Grazie a Carol per la magnifica Firma
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